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Diario
 



20 agosto 2008

Un posto chiamato Babilonia

In queste calde giornate agostane (per me di non ferie) mi viene da pensare a quei fatti che pochi anni fa hanno caratterizzato i miei anni di crescita, di formazione... 
 
Mi sembra che una delle immani tragedie dei nostri anni, la sciagurata guerra in Iraq - voluta da un mediocre presidente degli Stati Uniti (George W. Bush) abile nel  trascinare dalla sua parte altri politici più o meno capaci, tra cui l'ex primo ministro spagnolo Josè Maria Aznar e il nostro presidente del Consiglio dell'epoca e attuale Silvio Berlusconi - sia stata quasi dimenticata.
 
Non se ne sente più parlare, sui media. Restano alcuni link di alcune tv, come la Rai, ma sono poco aggiornati.
 
http://www.obiettivoiraq.rai.it/specialeEsplosioneLink/0,,,00.html?link=http://www.rainews24.rai.it/ran24/speciali/iraq/default.htm
 
Eppure di immane tragedia umana, politica, culturale e spirituale bisogna parlare.
 
Dopo le già gravi guerre nell'ex Jugoslavia lungo tutti gli anni '90, nel marzo 2003 abbiamo assistito ad una classica decisione da politica di potenza del '900.
 
Una "coalition of the willings" capeggiata dall'esercito dello Zio Sam si è impossessata del territorio di uno Stato cetro guidato da un dittatore ma pur sempre - fino a prova contraria - Stato sovrano, riconosciuto dalla comunità internazionale, con rapporti diplomatici con numerosi Paesi e rappresentato all'Onu. 
 
Gli Stati Uniti iniziarono le ostilità il 20 marzo 2003.
 
Il presidente Bush, come nelle occasioni che richiedono solennità e una certa "gravitas", parlò ai suoi concittadini e al resto del mondo dal suo Ufficio Ovale. Ovviamente la faccia e l'espressione contrita sono frutto di precise disposizioni, studiate in precedenza con i suoi spin doctors...
 







Furono settimane - sia quelle precedenti che le successive - molto frenetiche, convulse. Sia per gli addetti ai lavori, i vari consiglieri, giornalisti, uomini politici, ma anche tra i tanti sconosicuti "signor Rossi" e "mr. Smith".
 
Ricordo bene che già durante il periodo di Natale 2002 la decisione di invadere l'Iraq era nell'aria. Ero al concerto gospel della mia città e il gruppo di cantanti, proveniente dagli Usa, ci chiese alla fine della loro esibizione di pregare affinché non ci fosse questa guerra.
 
I protagonisti di quel periodo furono: l'allora Segretario di Stato, generale Colin Powell che già prese parte alla I Guerra del Golfo nel 1991 e Donald Rumsfeld, Segretario alla Difesa dell'Amministrazione Bush
 








E' interessante ricordare che il giorno in cui nel Palazzo di Vetro dell'Onu a New York fu dato l'annuncio dell'inizio delle ostilità, la riproduzione del quadro "Guernica" di Pablo Picasso (campeggia alle spalle della zona solitamente adibita alle conferenze stampa) fu coperta da un drappo...
  
http://www.whitehouse.gov/infocus/iraq/
 
Tutto nacque perché, nelle menti di questi raffinati "strateghi", si voleva indurre il popolo americano e anche noi europei a credere che esistesse uno stretto legame tra l'organizzazione Al Qaeda e il regime di Saddam Hussein. Regime certamente di tipo dittatoriale ma, come sa chiunque sfogli un normale manuale di storia, senza dubbio dove l'influenza religiosa era piuttosto contenuta, a livello di ceto politico.
 
Si voleva - da parte dell'establshiment statunitense - accreditare l'idea che Hussein stesse fabbricando armi di distruzione di massa («weapons of mass destruction») appunto con i fondamentali consigli impartiti da Osama bin Laden e altri suoi sodali.
 
Ma come ebbe a ripetere più volte il direttore generale dell'Agenzia Atomica Internazionale (IAEA International Atomic Energy Agency) Mohamed el Baradei, di questa produzione nessuno trovò traccia. 
 



http://www.iaea.org/NewsCenter/Focus/IaeaIraq/
 
Che in Iraq non ci fosse l'ombra delle "Weapons of mass destruction" lo ribadì più volte anche il direttore esecutivo della Commissione di monitoraggio, verifica e ispezione delle Nazioni Unite per l'Iraq, Hans Blix.
 




Il quale Blix scrisse anche un libro, pubblicato in Italia da Einaudi, in cui descriveva con chiarezza il resoconto del suo lavoro
 



Blix criticò apertamente sia la Gran Bretagna che gli Stati Uniti per la loro decisione di forzare la mano e queste critiche portarono il politico svedese a rassegnare, nel giugno 2003, le sue dimissioni dall'incarico
 
http://www.repubblica.it/online/esteri/diplomaziadue/blix/blix.html
 
Naturalmente la Chiesa cattolica, il movimento pacifista e la gran parte dei partiti di Sinistra nel mondo si opposero.
 
http://www.italie.rai.it/news/articolonews/0,9217,47596,00.html
 
Qui sotto potete vedere l'Angelus pronunciato da papa Giovanni Paolo II il 16 marzo 2003
 
http://www.italie.rai.it/video/1,9267,,00.html?video=/Contents/news/24800/GuardaAngelusdel16Marzo2003.ram
 
"Civiltà Cattolica", rivista ufficiale dei Gesuiti, nel suo editoriale del 18 gennaio 2003, prese apertamente le distanze dal concetto di "guerra preventiva"
 
http://www.laciviltacattolica.it/quaderni/2003/3662/Articolo%20Editoriale.html
 
C'è da notare che purtroppo i media italiani, tra cui alcuni che si beano di far parte delle componenti più progressiste, non dedichino ora più molta attenzione...
 
Tra queste l'edizione on line di Repubblica.
 
Con fatica sono riuscito a recuperare la sezione "Dossier" dedicata al conflitto...
 
http://www.repubblica.it/speciale/2003/dossier_guerra/index.html
 
http://www.repubblica.it/speciale/2003/dossier_guerra/m_bagdad.html
 



 



Fortunatamente l'edizione on line dell'"Independent" ha fatto, 5 anni dopo, una sorta di bilancio...
 
http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/where-are-they-now-the-faces-of-the-iraq-war-five-years-on-796727.html
 
E ancora una volta Blix non si è risparmiato nelle critiche all'ex primo ministro Tony Blair
 
http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/blix-vs-blair-but-this-time-it-is-over-uouru-weapons-of-mass-destruction-426027.html
 
http://www.independent.co.uk/opinion/leading-articles/leading-article-wise-words-but-the-die-is-cast-425992.html
 
L'attuale inquilino del numero 10 a Downing Street, Gordon Brown - subentrato al decisamente più brillante Tony Blair - ha promesso che ci sarà un'inchiesta sulla spedizione nella terra mesopotamica...
 
http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/there-will-be-a-public-inquiry-into-iraq-says-brown-796851.html
 

A differenza di Gorge W. Bush, Barack Obama, quand'ancora era senatore dell'Illinois, votò contro l'intervento in Iraq e ancora pochi giorni fa, in un articolo sul "New York Times", ha ribadito la sua posizione sulla sciagurata guerra nel Paese mediorientale:
 

«The differences on Iraq in this campaign are deep. Unlike Senator John McCain, I opposed the war in Iraq before it began, and would end it as president. I believed it was a grave mistake to allow ourselves to be distracted from the fight against Al Qaeda and the Taliban by invading a country that posed no imminent threat and had nothing to do with the 9/11 attacks. Since then, more than 4,000 Americans have died and we have spent nearly $1 trillion. Our military is overstretched. Nearly every threat we face — from Afghanistan to Al Qaeda to Iran — has grown.»
 


 

Il resto dell'articolo si trova qui
http://www.nytimes.com/2008/07/14/opinion/14obama.html
 
Le altre idee del candidato democratico si trovano invece a questo indirizzo
 
http://www.barackobama.com/issues/iraq/




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5 agosto 2008

Sbarchi... della speranza, della disperazione...?!?

La scorsa settimana si sono di nuovo verificati numerosi sbarchi di immigrati sulle coste della Sicilia.
 
Mi chiedo per quanto ancora noi, la società italiana, il cosiddetto "mondo ricco" dovremmo tollerare di dover assistere a scenari come questi così ben ripresi dalle foto di Francesco Zizola (uno dei più importanti fotoreporter al mondo, vincitore 7 volte del premio World Press Photo) che ringrazio per avermi consentito di usare le sue splendide immagini
 


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Chi volesse saperne di più su Francesco Zizola, qui sotto trova altre info
 
http://www.zizola.com
 
http://www.noorimages.com/
 
http://www.worldpressphoto.org/?bandwidth=high
 
http://www.fusiorari.it/zizola.htm




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28 luglio 2008

Obama, O-BA-MA... VAIIII!!!!

La scorsa settimana, a livello di politica estera, almeno qui in Europa, ha visto il grande tour di Barack Hussein Obama che - sono pronto ad essere smentito da qualsiasi blogger abbia le prove.. - è stato ottimamente consigliato dai suoi spin doctors mettendo in atto la tecnica che in sociologia si chiama «self fulfilling prophecy» ossia «profezia che si autoavvera».
  
Mi spiego meglio per non dare l'idea di essere un secchione scassacazzi: Obama SI E' COMPORTATO COME SE fosse già "the President of the United States". Ciò ovviamente per trarne vantaggio sia agli occhi dell'opinione pubblica interna sia in Europa, dato che da più parti lo si è accusato di avere scarsa dimestichezza con i temi della politica estera/internazionale.
 
Ottimo colpo. anche il suo viaggio nel Medio Oriente è servito a farlo riavvicinare alla comunità ebraica - molto forte negli States come capacità di spostare voti.. - e a farlo esprimere su alcune "issue" fondamentali per chi sederà nell'Oval Office come la questione dell'intervento in Afghanistan
 
 
















Non poteva mancare - a Gerusalemme - la visita allo Yad Vashem, il museo-memoriale della Shoah









 
Metto qui un interessante articolo della giornalista Giovanna Botteri del Tg3, apparso sulla rivista "Confronti"
 
http://www.confronti.net/EDITORIALI/il-sogno-che-obama-puo-realizzare
 
Tra la comunità ebraica sia negli Stati Uniti che in Italia c'è un intenso dibattito sulla affidabilità di una personalità come Obama nell'approcciarsi alla sensibilità del mondo ebraico e alla questione del conflitto arabo-israeliano.
 
Qui sotto trovate un articolo tratto dalla rivista "Shalom"
 

«McCain o Obama? In Israele non è questo il problema. Nessuno degli analisti e dei politici israeliani ha dubbi. Per lo Stato ebraico è decisamente preferibile una Casa Bianca abitata dall’anziano reduce del Vietnam che dal giovane candidato di colore. La domanda che ci si pone in Israele invece è: chi è Barak Obama? Nel caso dovesse vincere le prossime elezioni di Novembre, con che tipo di presidente avrà a che fare il governo di Gerusalemme? L'ex ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Danny Ayalon ha deciso di chiederglielo direttamente scrivendo un articolo sul Jerusalem Post dal titolo "Barak Obama, chi sei?".

Lo ha fatto tempo fa, sottolineando le sostanziali ambiguità mostrate dal leader democratico nei suoi discorsi a proposito di Iran e Medio Oriente. Obama da parte sua ha cercato di rispondere, ha convocato la stampa israeliana, ha rilasciato interviste, ha dichiarato di essere un grande sostenitore di Israele e del suo diritto alla difesa. Dopo aver detto di esser pronto ad incontrare Ahmadinejad ha dichiarato a più riprese di non esser comunque disposto a tollerare un Iran nuclearizzato. E poco dopo aver conquistato la nomination democratica, ottenendo il ritiro della rivale Clinton, ha annunciato di fronte le lobby ebraiche di voler una Gerusalemme "unita e capitale di Israele". Gli ebrei americani però non sono e non rappresentano Israele ed il suo establishment; una frase pronunciata in America per far sì che le comunità ebraiche abbiano un atteggiamento meno ostile, non è detto che abbia lo stesso effetto a migliaia di chilometri di distanza, in Medio Oriente.

Il tradizionalmente democratico elettorato ebraico americano non ha lo stesso approccio pragmatico che necessariamente ha Israele come Stato che cura i propri interessi. Il risultato è che Obama, nonostante i suoi sforzi e l'indiscutibile fascino che suscita anche in Israele, è visto dai politici di Gerusalemme e dai loro consiglieri con un misto di curiosità, preoccupazione e sospetto. Dopo aver detto la frase su Gerusalemme unita ed israeliana, ha dovuto necessariamente fare parziale marcia indietro dichiarando che spetterà ad un negoziato tra le parti stabilire lo status finale della città santa; aveva infatti destato l'ovvia indignazione araba, era andato oltre ciò che lo stesso Bill Clinton aveva mai dichiarato.

E in Israele, da una parte è stato apprezzato il suo slancio filosionista, dall'altra non si è potuto non notare come le sue affermazioni siano state tanto estemporanee, quanto troppo avventate. Gli elementi che giocano contro il favore israeliano al candidato democratico sono principalmente quattro. Il primo riguarda la sua poco chiara politica nei confronti della minaccia iraniana. Israele teme di trovarsi presto sola a decidere dell’opportunità o meno di attaccare l'Iran per impedirne l'armamento nucleare e McCain secondo lo Stato ebraico potrebbe appoggiare con più facilità un'eventuale opzione militare. Il secondo elemento per cui Obama è visto con sospetto, è purtroppo immutabile, riguarda la sua infanzia. E' figlio di un mussulmano e, pur dichiarandosi cristiano da sempre, non può negare di aver passato i primi anni della sua educazione in una scuola islamica. Gli altri due fattori sono invece collegati a personaggi dell'entourage di Barak Obama. Il reverendo Jeremiah Wright, noto per i suoi sermoni antisemiti, per le sue posizioni vicine a Louis Farrakan, consigliere spirituale di Obama, da cui lo stesso senatore dell'Illinois ha dovuto più volte prendere le distanze. E Zbignew Brzezinski, nella prospettiva israeliana più malvisto, consultato da Obama più volte sulla politica estera. Brzezinski ha recentemente attaccato duramente gli ebrei americani accusandoli di mccarthismo, ha guidato una delegazione americana in un viaggio in Siria ed è stato consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, l'ex presidente ora visto in Israele come fumo negli occhi per aver paragonato lo Stato ebraico al Sud Africa dell'Apartheid.

Insomma, dopo 8 anni di rapporto con Bush, Israele sa che, se dovesse venire Obama, molte cose potrebbero cambiare.

D'altra parte, proprio ripensando all'attuale presidente, molti analisti ricordano come Bush, prima della sua elezione, fosse temutissimo a Gerusalemme per i suoi stretti rapporti con i petrolieri arabi. Nel 2000 in Israele Al Gore godeva di un appoggio quasi unanime; nulla quindi può ancora dirsi sul futuro rapporto tra lo Stato ebraico ed un eventuale Presidente Barak Obama.

Su McCain invece i dubbi sono pochi nonostante molti politici israeliani siano consapevoli che il senatore dell'Arizona abbia un approccio diverso da quello di Bush. Difficilmente si sarebbe impantanato nel lungo dopoguerra iracheno, nel 1983 votò per ritirare i soldati Usa da Beirut, e spesso ha mostrato posizioni originali ed indipendenti. D'altra parte non ha mai nascosto di essere estremamente filoisraeliano, è favorevole ad esempio a spostare l'ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, ed ha idee più chiare sull'Iran rispetto al suo avversario. In molti sostengono che proprio la sua intransigenza nei confronti di Ahmadinejad potrebbe essere la carta vincente per una soluzione negoziata della crisi. La nettezza di McCain insomma potrebbe allontanare un confronto militare più dell’indecisione di Obama. E vedere la Repubblica islamica che rinuncia alla bomba atomica senza rischiare un conflitto sanguinoso è ovviamente la prospettiva migliore per Israele. In campo palestinese le preferenze sono naturalmente opposte.

McCain non può che esser visto come la rappresentazione dell'America più filo israeliana e più accondiscendente alle richieste della comunità ebraica. Obama invece accende speranze ed entusiasmo, per le sue origini mussulmane, per il colore della sua pelle, per la novità che rappresenta e che i palestinesi sperano porti anche nella politica estera di Washington. D'altra parte i tentativi del candidato democratico di accattivarsi la simpatia degli elettori ebrei e filoisreliani ha creato nei territori più di un malumore e l'ostinazione di Obama a professarsi cristiano, rinnegando così il proprio islamismo, non fa certo piacere a molti religiosi mussulmani locali. Non saranno le classi dirigenti israeliana e palestinese a votare il prossimo 4 novembre, non saranno nemmeno i cittadini dei territori e di Israele, i quali non sempre hanno le stesse preferenze e fascinazioni dei loro leader. In Medio Oriente si starà a guardare cosa decideranno i cittadini americani. Ma una cosa è certa: in Israele e nei Territori, e in nessuna altra parte del mondo è così, l'elezione del capo della Casa Bianca è vista come fatto quasi privato, come un evento in grado di cambiare i destini e le vite quotidiane dei cittadini locali».

 
 
Si è spesso detto che il viaggio in Europa - e soprattutto la tappa berlinese di Barack Obama - assomigli a quello compiuto dal presidente John Kennedy nel giugno 1963, quando iniziò la costruzione del Muro di Berlino che fino al novembre 1989 tenne circa metà dell'Europa divisa. Geograficamente, politicamente, militarmente e spiritualmente.
 

 





 

E in effetti a Berlino il candidato democratico ha ottenuto uno strepitoso "bagno di folla" paragonabile a quello ricevuto da JFK
 








Io ho commentato così sul blog dell'inviato de "La Stampa" negli States Maurizio Molinari :
 
 
Il viaggio prima in Israele poi nella Germania (che resta uno dei principali Paesi dell'UE e uno dei primari partner commerciali degli States) è stato senza dubbio un'ottima mossa degli strateghi e degli spin doctors di Obama... D'altronde da mesi, anche quando era nel vivo il confronto con Hillary Clinton, il suo "tallone d'Achille" è sempre stato la politica estera e certe sue presunte simpatie filo-palestinesi o cmq un atteggiamento di freddezza verso Israele. E sappiamo quanto negli USA la componente ebraica sia forte in termini di immagine, di potenza mediatica e di capacità di mobilitare voti... Tradizionalmente nelle ultime elezioni si è schierata in maggioranza col Partito Democratico. Urgente era quindi una mossa in tal senso da parte del candidato... Spero proprio che dopo Franklin Delano Roosevelt, JFK&Lindon Johnson, gli Stati Uniti conoscano una nuova stagione di progressismo sia all'interno che verso gli alleati europei. Noi democratici italiani ne sentiamo tanto il bisogno... 
 




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20 luglio 2008

Mediterraneo

La scorsa settimana - il 12 e 13 luglio - si è svolto a Parigi uno dei più partecipati incontri degli ultimi anni tra numerosi rappresentanti dei Paesi del Mar Mediterraneo.

             









L'idea è stata del presidente Nicolas Sarzozy che ha inteso in parte riprendere e aggiornare il cosiddetto "Processo Euromediterraneo" lanciato a Barcellona nel 1995 dai ministri degli Esteri dell'Unione Europa.
 
In blu vedete gli attuali membri della UE e in rosso gli Stati del bacino del Mediterraneo coinvolti.
 

 

Sarkozy ha dunque riunito al Grand Palais 42 Capi di Stato e/o di Governo dell'area.
 
Le 2 "sponde", quella nord che riguarda da vicino il nostro Paese, la Francia, la Spagna, il Portogallo... e la sponda sud dove si trovano Paesi importanti per la nostra economia, per la forza-lavoro che da essi giunge nelle nostre città e anche per i problemi che possono derivare dalla mancata integrazione tra culture, modi di vita, religioni... differenti da quelli europei.

 









Il Mediterraneo resta un'area caratterizzata da numerosi conflitti: a cominciare da quello - che dura almeno da 60 anni - fra Israele e gli Stati arabi limitrofi. Poi altre "zone calde" sono il Libano, l'Algeria, l'Iraq, i territori confinanti della Turchia con l'Iran...
 


Sarkozy si è anche impegnato a velocizzare il processo di pace tra Israele e Palestina per far sì che, FORSE, si riesca a porre fine a questa tremenda carneficina....
Qui sotto fa simpaticamente da tramite tra Abu Abbas (detto Abu Mazen) leader dell'Autorità Nazionale Palestinese e Ehud Olmert, primo ministro di Israele



Riprendo 2 interessantissimi articoli del settimanale on line "Terrasanta.net" curato dalla Custodia di Terrasanta (i Francescani) a Gerusalemme.
 
La prima è un'analisi delle possibili ricadute geopolitiche del vertice per i Paesi del Medio Oriente (o Proche Orient come dicono i francofoni)
 
http://www.terrasanta.net/terrasanta/att_det.jsp?wi_number=1207
 
Il secondo è un'intervista al famoso storico medievalista Franco Cardini sul lascito delle Crociate nella terra sacra alle 3 religioni monoteiste
 
http://www.terrasanta.net/terrasanta/att_det.jsp?wi_number=1206




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12 luglio 2008

Torino, Pavese, gli "Einaudiani"...

Sul supplemento "la Domenica di Repubblica" la scorsa settimana c'era un lungo articolo dedicato a Cesare Pavese.



«Gli antichi Romani pensavano che nel nome di una persona fosse indicato il suo destino. Ci si può credere o meno, però nel caso di Claudio Pavese il nomen omen non fa una grinza. È un gentile signore di Torino che, dopo essersi occupato per un certo periodo di comunicazione aziendale, ha scelto di diventare soltanto ciò che sentiva di essere: uno che ama i libri e che li colleziona, in particolare i testi delle case editrici italiane di cultura che hanno operato nella parte nobile del Novecento. Tutto questo con una predilezione speciale per l’Einaudi dei tempi eroici e per lo scrittore che della casa dello Struzzo è stato il simbolo e, in virtù di un’omonimia fatale, porta il suo stesso cognome: Cesare Pavese.
Più che di collezionismo preferisce parlare di «archeologia editoriale», ossia di un lavoro con cui, «libro dopo libro, restauro dopo restauro», da una trentina d’anni cerca di «ripristinare vere e proprie avventure editoriali», andando a scovare i suoi tesori cartacei da rigattieri, oscuri librai ed esosi antiquari, in scantinati e in magazzini polverosi.
Ed è esattamente un’avventura editoriale quella che l’archeologo-bibliofilo, la cui raccolta si aggira sui duemila libri e comprende pressoché tutte le collane storiche einaudiane, ora ha ricostruito insieme a Franco Vaccaneo, direttore del comitato scientifico della Fondazione Pavese di Santo Stefano Belbo, il paese natale dell’autore de La luna e i falò del quale si sta celebrando il centenario della nascita. Dalla duplice passione sono sbocciati una mostra e soprattutto un volume raffinato e prezioso, Cesare Pavese. I libri
, edito da Nino Aragno, che ha il suo punto di eccellenza nella ricchissima documentazione iconografica: le copertine di duecentocinquanta libri (quasi tutti prime edizioni) forniti dal collezionista torinese e che, spiega Vaccaneo nell’introduzione, raccontano Cesare Pavese attraverso «una vita con i libri e per i libri, suoi e degli altri. L’uomo libro, secondo una sua celebre auto-definizione. Un uomo di carta, secondo Massimo Mila: “Una pila di migliaia, milioni di pagine dei libri più diversi, un concentrato di letteratura e di pensiero”».
Oltre a testimoniare la sua attività letteraria, editoriale e di traduttore, il volume è nel contempo un viaggio, unico nel suo genere, nella storia della nostra editoria di qualità del secolo scorso. L’Einaudi di Giulio Einaudi, di Pavese, di Leone e Natalia Ginzburg, di Giaime Pintor, di Norberto Bobbio, di Mila, di Italo Calvino e di Elio Vittorini è naturalmente al centro, come un impero su cui il sole sembrava non dovesse tramontare mai. Intorno si muovono gli altri: editori grandi e piccoli, dai torinesi Frassinelli, De Silva e Ribet per arrivare a Mondadori e a Bompiani, ognuno impegnato a divulgare, in pieno fascismo, le opere migliori della grande letteratura americana ed europea. Spicca, tra le altre, la figura di Elio Vittorini, narratore, traduttore dall’inglese, organizzatore culturale ed editoriale al pari di Pavese, con il quale condivise passioni letterarie e che stimò fin dal suo primo romanzo pubblicato, come gli scriveva il 16 giugno 1941, riferendosi a Paesi tuoi
: «Tornando al tuo libro, come ho sentito vociferare in proposito di americanismo e citare particolarmente Steinbeck, voglio essere più preciso della volta scorsa: io lo trovo di “gran lunga” migliore dei libri di Steinbeck».
È una biblioteca dei libri perduti, quella che il collezionista piemontese ha prestato al volume curato da lui e da Vaccaneo, e restituisce il valore di un’epoca dove nel mondo editoriale, come ebbe a dire Calvino del Pavese redattore dell’Einaudi, «la cultura del letterato e la sensibilità del poeta si trasformavano in lavoro produttivo, in valori messi a disposizione del prossimo, in organizzazione e commercio d’idee, in pratica e scuola di tutte le tecniche in cui consiste una civiltà culturale moderna». Dietro alle edizioni delle collane dello “Struzzo”, dalla “Universale” ai “Narratori stranieri tradotti”, fino ai “Gettoni”, ai “Coralli”, alla 
collana viola degli studi etnologici, religiosi e psicologici, così come ai romanzi degli americani stampati da Bompiani e da Mondadori nella “Medusa”, con le traduzioni di Vittorini, si avverte la mano dell’intellettuale e del grafico, del pittore che illustrava le copertine (da Francesco Menzio a Renato Guttuso) e dello stampatore.
Davano vita a una confraternita nella quale l’uno, per scomodare Ezra Pound, era «il miglior fabbro» dell’altro. Una raccolta di lettere editoriali di Cesare Pavese, compresa nel libro di Aragno e selezionata da Silvia Savioli, con alcune inedite (ce n’è una a Eugenio Montale) contribuisce a comprendere l’eccezionalità e l’irripetibilità di quella stagione. Sono le ragioni che hanno spinto Claudio Pavese a indossare i panni di una sorta di Indiana Jones dei libri: «Tassello per tassello, frammento per frammento, ogni parte trovata viene catalogata, studiata, indagata, poi, con calma certosina, sempre un tassello dopo l’altro, un frammento dopo l’altro, l’opera ritorna alla sua interezza originaria». E, un po’ come nel romanzo L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon, il libro ricomincia a essere un’avventura 
memorabile.»
 

Quest'anno riccore il centenario della nascita del grande scrittore, a Santo Stefano Belbo il 9 settembre 1908 
 



Parlando di Pavese non si può non parlare del suo rapporto con la casa editrice Einaudi, col suo fondatore Giulio (figlio dell'economista e primo presidente della Repubblica Luigi), col gruppo di letterati, scrittori, giornalisti, grafici che ruotavano attorno alla "Giulio Einaudi Editore". Nell'autunno 2005 ebbi anche l'opportunità di entrare nella storica sede, a Torino, in via Umberto Biancamano.
 





Un libro che ci svela dall'interno le vicisssitudini lavorative, le manie, i vezzi di questo straordinario cenacolo di intellettuali del Novecento italiano è "I migliori anni della nostra vita" di Ernesto Ferrero. Entrò giovanissimo a lavorare negli anni '60 a Via Biancamano
 
Propongo 3 sue interviste: una rilasciata a Stilos, un intervento video e la sua intervista in radio al programma "Fahrenheit"
 
http://www.feltrinellieditore.it/SchedaTesti?id_testo=1835&id_int=1638
 
http://eventi.feltrinelli.it:8080/ramgen/audio/feltrinelli/st01/ferrero_migliori.rm
 
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/un_libro/archivio_2005/audio/libro2005_05_26.ram
 

Su Repubblica è apparso anche questo articolo interamente dedicato ad Elio Vittorini, altro importante collaboratore della Einaudi:

 



«La radio ha ritrasmesso di recente alcune lezioni sull'arte di scrivere di Giuseppe Pontiggia. Cominciavano con un ricordo di Vittorini. Il giovane Pontiggia, costretto da vicissitudini famigliari ad accettare presto un impiego, s' era trovato diciassettenne o poco più, a lavorare in banca. Da quell'esperienza era nato un racconto lungo La morte in banca ed ecco il ragazzo Pontiggia bussare alla porta di Vittorini. Il quale lo aveva esortato a ripassare o telefonare dopo un mese: non l'avrò letto, ma lei dovrà insistere e ritentare dopo un altro po' di tempo. Così dopo tre o quattro rinvii, Vittorini legge finalmente il dattiloscritto, lo trova buono e dà dei consigli, anche esistenziali: lei deve lasciare la banca, laurearsi in lettere e mettersi ad insegnare in modo da avere il tempo per scrivere. La morte in banca fu il primo libro di Pontiggia. Un atteggiamento, quello di Vittorini, che non esisterei a definire paterno: e forse quella del padre è la figura che meglio gli si attaglia, un padre culturale per i tanti che gli hanno chiesto un aiuto, un parere, o che hanno fatto un pezzo di strada insieme a lui. Ma anche uno che si è fatto da sé, e mai ha potuto dimenticarlo, cominciando presto ad avere il gusto di conoscere il mondo, di correre su e giù per la Sicilia e poi per la penisola con i biglietti gratuiti del treno che gli passava il padre ferroviere. Nei dintorni del centenario della nascita, che cade giusto oggi, Aragno (e in particolare Raffaele Crovi, per cui è stato, questo lavoro, una sorta di lascito testamentario oltre che un modo per ritrovare le origini, quando appunto, da giovane lavorava con Vittorini ai Gettoni) gli ha dedicato una monumentale storia dei Gettoni in tre volumi (pagg. 1665, euro 110: l' edizione è curata da Crovi, Vito Camerano e Giuseppe Grasso con la collaborazione di Augusta Tosone, mentre le note e l' introduzione si devono a Giuseppe Lupo). A Einaudi (e a Raffaella Rodondi, vittorinista di lungo corso) spetta invece la pubblicazione in due volumi - il primo era già uscito nel '97 - di oltre mille pagine ciascuno degli articoli e interventi vari dal 1926 al 1965: il titolo è Letteratura, arte e società. Un libro così, scrive la curatrice, Vittorini non l' avrebbe mai pubblicato, come non avrebbe probabilmente pubblicato la Storia dei Gettoni che riguarda lui, ma anche Calvino, Giulio Einaudi e diversi altri intellettuali della casa editrice e contiene sostanzialmente le lettere scritte da Elio o da Italo, nel corso degli anni Cinquanta, ad una quarantina di scrittori o aspiranti scrittori che poi furono pubblicati nella collana. Si cominciò con Lucentini, il Gettone numero 1, cui seguirono Lalla Romano, Giovanni Pirelli, Calvino stesso, Tobino, Cassola, Fenoglio, Rigoni Stern, Ortese, Bonaviri, Testori, Sciascia~ La collana durò sette anni. E' una tranche di storia culturale di cui già diverse cose si conoscevano, ma vista nel suo insieme fa indubbiamente un altro effetto. C' era come una tensione nell' aria e mancavano i soldi. La Ginzburg scriveva ad un autore: se non i soldi per venire a Torino~ Vittorini, cui spettava l' ultima parola, spesso colluttava coi libri e qualche volta, nella presentazione editoriale, andava giù di piatto. Con Zolla e il suo Minuetto infernale non fu tenero: tirò in ballo Thomas Mann per dire che un certo tipo di letteratura non gli piaceva per niente. «Così ora non so, francamente cosa valga questo romanzo satanico di Elémire Zolla. Nel dubbio lascio che sia il pubblico a giudicare». L' attuale industria del romanzo non ammetterebbe mai un'etichetta di questo genere. Ma erano anni diversi e diversi erano e si sentivano gli scrittori. Vittorini aveva da poco concluso l'esperienza del Politecnico: rivista pragmatica, ispirata com'era al precedente risorgimentale di Carlo Cattaneo e calata in un milieu culturale dove dominava ormai il Pci. E' troppo nota la polemica tra Vittorini e Togliatti su quanto la politica debba intrigarsi della letteratura e dell'arte per doverla qui rispolverare. Ma rileggendo quelle carte è difficile non soffermarsi su quanto di sé Vittorini raccontava a Togliatti: «Io sono esattamente il contrario di quello che in Italia si intende per "uomo di cultura": Io non ho studi universitari. Non ho nemmeno studi liceali. Potrei quasi dire che non ho affatto studi. Non so il greco. Non so il latino. Entrambi i miei nonni erano operai, e mio padre, ferroviere, ebbe i mezzi per farmi appena frequentare le scuole che un tempo si chiamavano tecniche. Quello che io so o credo di sapere l' ho imparato da solo nel modo vizioso in cui si impara da solo. Le lingue straniere, per esempio, le so come un sordomuto: posso leggere o scrivere in esse, tradurre da esse, ma non posso parlarle né capire chi le parla». Anche come comunista Vittorini si confessa un apprendista pragmatico: si è iscritto al partito senza aver letto Marx. Gli piaceva il progetto, gli piacevano i comunisti: «erano i migliori tra tutti coloro che avessi mai conosciuto». Mario Alicata era il primo che aveva incontrato. Poi come si sa gli entusiasmi si placarono e i dissensi furono forti. Non si può leggere Vittorini senza rifarsi a quella stagione: i suoi romanzi ne portano le stimmate. Prendiamo Il Sempione strizza l' occhio al Frejus, memorabile declamazione del valore del lavoro, ma anche accorata lettura della miseria e della fame, che non deve far rinunciare alla crescita culturale e sociale. Così i membri della famiglia che abita davanti al bosco di Lambrate, riunita intorno ad un capofamiglia gigantesco ormai muto e perennemente in attesa di cibo, devono sfamarsi solo col pane, ma fingono un pasto vero e completo per ricordarsi e insegnare ai bambini come si mangia. In coda al libro una nota avverte quanto guadagnano realmente gli operai perché il lettore possa farsi i suoi conti e trarre le debite conseguenze. Sebbene conosca i limiti di una letteratura che voglia insegnare qualcosa, Vittorini ha l'aria di non voler mai rinunciare a tirare le somme, ma nello stesso tempo lascia il campo alla sua corda pazza, al pullulare fiabesco e magmatico di un'altra faccia degli uomini. Così anche in Conversazione in Sicilia convivono due facce di Vittorini. Lo scrittore attento alla realtà, pronto a fissare sulla pagina un personaggio attraverso un gesto o un sospiro (vedi il colloquio in treno tra Senza Baffi e Coi Baffi) e l' aedo di un mondo molto particolare come quello dei poemi o delle favole: tutta la visita alla madre Concezione, le sue confessioni, il suo portarsi anche maliziosamente il figlio in giro per il paese mentre va a fare iniezioni ai malati, e alle belle malate, ha qualcosa di straordinario e non per nulla i tempi della veglia e dell' immaginario si confondono, la parola tocca anche ai morti e se non fosse per la fame che domina ovunque e che è alla base di ogni azione e discorso si direbbe che il romanzo è decisamente diventato un altro. Di Letteratura, arte società non si può davvero dar conto: è un archivio quello che si rovescia davanti a noi e può essere, appunto, lungamente consultato, dalle prime prove alle ultime, a conferma di una forte presenza del personaggio Vittorini dai tempi di Solaria e del Bargello a quelli del Politecnico e del Menabò e alla progettata e mai nata Gulliver. Nella prima metà del secolo e poco oltre c' è ancora una centralità delle riviste: hanno circolazione ridotta, tirano poche copie e in genere muoiono presto, ma fanno epoca e i letterati si affannano a collaborare e a dirigere, a litigare e a discutere. C'è oggi un po' di diffidenza intorno a Vittorini, specie intorno al narratore, ma credo sia dovuta ad una certa voglia di evitare le visite di rito ad un periodo decisamente fuori moda. Eppure Conversazione in Sicilia, per non citarne che uno, è un libro pieno di forza e di suggestione. Piacque a Hemingway, che scrisse la prefazione per l'edizione americana. Ad un certo punto Vittorini, facendo arrabbiare Falqui, ne fece un' edizione illustrata. Cioè corredata di fotografie. Il Vittorini pragmatico cercava sempre una soluzione didascalica: voleva strizzare l'occhio al cinema, per usare un verbo molto suo e dare un seguito ad una esperienza già fatta con l' antologia Americana. Già, perché all'autodidatta Vittorini toccò anche il compito di farsi passatore della letteratura d' oltreoceano e di prendersela con Alicata che trattava Hemingway come uno scrittorello impressionista che si poteva trascurare. Comunque nel '40 aveva già ben chiaro il valore di uno scrittore come John Fante, poi riscoperto cento volte senza pagare il dazio. Chissà se fu per invidia che Praz gli dedicò una volta un articolo velenosetto in cui ne parlava come di un fascista convertitosi tardi. Scoprì Gadda prestissimo, all'inizio degli anni Trenta, collocandolo con precisione nella linea lombarda Parini-Dossi e raccomandando al lettore di non confonderlo con il cugino Piero Gadda Conti. Al che Carlo Emilio, felice per l' articolo, si raccomandava a sua volta di non mostrarlo a Piero. Comunque meglio gli umori delle infinite diatribe di allora su chi e dove e come dovesse suonare (o non suonare) il piffero della rivoluzione. Ma ogni generazione ha i suoi handicap e le sue zavorre da buttare»


 
Vittorini fu direttore della rivista "Il Politecnico" che riprendeva quella omonima ideata dal milanese Carlo Cattaneo durante il Risorgimento.
Uscì dal settembre 1945 al dicembre 1947 con periodicità prima settimanale (28 numeri fino all’aprile 1946) poi mensile (gli ultimi 11 numeri).

Pubblicava articoli su vari argomenti e di diversa estrazione ideologica (vi collaboravano intellettuali cattolici, marxisti e liberali), perseguendo l'obiettivo di dar vita, negli anni fiduciosi dell'immediato  dopoguerra ad una cultura effettivamente "libera" ed impegnata nella trasformazione della società e dell'uomo.
 



Legata alla rivista si ricorda la polemica con Palmiro Togliatti, allora potente e indiscusso segretario generale del Pci, sul ruolo che la letteratura avesse/dovesse avere, in Italia, nei confronti della Politica e di chi la faceva per "professione".
 
Segnalo solo un passo di una lettera di Vittorini a Togliatti: «Rivoluzionario è lo scrittore che riesce a porre attraverso la sua opera esigenze rivoluzionarie diverse da quelle che la politica pone; esigenze interne, segrete, recondite dell'uomo ch'egli soltanto sa scorgere nell'uomo».
 
Vittorini fu un autodidatta nel suo campo. La sua opera forse più nota è "Americana", antologia della letteratura statunitense del '900.
 
E' stato davvero sorprendente e allo stesso tempo piacevole leggere che Giulio Einaudi e la sua "corte" avevano l'abitudine di trascorrere le vacanze estive in un piccolo Comune della Val d'Aosta dove per anni sono andato anch'io: Rhemes Notre Dame. Un incantevolo borgo ai piedi del Parco del Gran Paradiso, dove lo spirito può rasserenarsi e dove i sentimenti più profondi si sprigionano...
 











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5 luglio 2008

Borghi di Liguria

Ierisera, nel borgo di Cervo in provincia di Imperia, si è aperta la 45° edizione del Festival Internazionale di Musica da Camera con l'esibizione del violinista Uto Ughi
 

 







Nel contempo, in un altro bellissimo borgo, questa volta in provincia di Savona, Verezzi, iniziano questa sera le recite del Festival Teatrale, giunto alla 42° edizione.

Sono passati dalla piazzetta di Sant'Agostino tutti i più grandi attori italiani: da Vittorio Gassman a Marcello Mastroianni, da Mariangela Melato a Micol Pambieri, a Giorgio Albertazzi 








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2 luglio 2008

Operai, malesseri... prospettive future

In questi giorni si continua a parlare di salari, stipendi, pensioni...
 
Di "lavoratori", di operai... e purtoppo anche di morti sul lavoro...
 


Un tema che aveva occupato pagine e pagine di quotidiani, filmati dei Tg, rubriche su riviste.. tra fine anno e i primi mesi del 2008 in seguito al tremendo incidente avvenuto la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 all'interno della fabbrica "ThyssenKrupp" di Torino.
Morirono 7 operai, ustionati dall'olio che serviva, a temperature elevatissime, alla lavorazione dell'acciaio.
 
Oggi nella capitale subalpina è iniziato il processo a carico dei dirigenti della Thyssen. Dirigenti che hanno ritenuto "opportuno" non presentarsi in aula...
 
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200807articoli/7491girata.asp
 
http://torino.repubblica.it/dettaglio/Processo-Thyssen-gli-imputati-disertano/1482583
 















Questo che vedete qui sotto è uno degli striscioni lasciati all'ingresso del Palazzo di Giustizia di Torino, in pieno centro, dove tante volte sono passato sia a piedi che coi mezzi pubblici quando frequentavo l'Università.
 

La tensione tra le famiglie dei 7 operai morti e i legali dei dirigenti dell'azienda era palpabile...
 
Troppe "zone d'ombra" aleggiano sui comportamenti e sulle omissioni di coloro che avrebbero dovuto occuparsi della sicurezza sia dei lavoratori sia delle strutture per non aspettarsi un clima di rabbia e di profonda insoddisfazione.
 
Per ulteriori approfondimenti su tutta la vicenda, potete consultare queste pagine
 
http://torino.repubblica.it/context-nav/Thyssenkrupp
 
Parlando sempre di lavoro ma considerando l'argomento da un'altra angolazione, oggi l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) - una delle più importanti istituzioni economiche a livello internazionale che raggruppa 60 Paesi a economia di mercato - ha reso noti i dati del periodico "outlook" sull'Italia.
 
Ne risulta ancora un quadro a forti contrasti. Con alcuni miglioramenti rispetto al passato e cronici ritardi nei confronti dei nostri partner e competitor
 
http://www.oecd.org/dataoecd/42/39/40904498.pdf
 
I quotidiani italiani hanno dato - giustamente - risalto alla notizia secondo cui gli stipendi dei nostri connazionali sono circa il 20% più bassi rispetto a quelli della media degli altri Stati dell'Ocse
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/07/ocse-salari-italia.shtml
 
Per come intendo io l'attività politica, penso che si dovrebbe prestare maggiore attenzione e far riferimento al documento originale redatto appunto dall'Ocse (tanto più che è scritto in italiano...) per non tralasciare anche altri fattori.
 
Come per esempio il fatto che meno del 50% della popolazione in "età lavorativa" (tra i 15 e i 64 anni) ha un lavoro (non importa in questa sede se "stabile" oppure "precario") contro il 70% di occupati nei Paesi a più elevato tasso di occupazione (tra cui Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca...).
 
Oppure bisognerebbe soffermarsi sul fatto che i problemi di salute mentale legati al lavoro che si fa, sono aumentati drasticamente. Dalla metà degli anni '90 l'Italia ha registrato l'incremento maggiore tra tutti i Paesi della Unione Europea. E la quota di lavoratori che si dichiara completamente insoddisfatta del proprio lavoro è aumentata più che in tutti gli altri Stati.
 
Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, è intervenuto in Parlamento, alla riunione congiunta delle Commissioni economiche di Camera e Senato per la discussione del DPEF (Documento di Programmazione Economico-Finanziaria).
Ha ripetuto concetti che sono un po' il suo leit-motiv da quando si è insediato a Palazzo Koch. Ossia un drastico taglio della spesa pubblica improduttiva, un riallineamento del livello di salari e stipendi agli standard della UE, una oculata gestione dei conti e della spesa pubblica nell'ottica di arrivare al pareggio di bilancio entro il 2011...
 

 
http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2008/ATTIVITA_CON/Audizione_2_luglio_08.pdf
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/07/draghi-dpef-audizione-tasse-debito.shtml
 
Se ben ricordo la storia recente d'Italia, è dai tempi di Marco Minghetti, uno dei primi presidenti del Consiglio del Regno d'Italia, che le finanze statali non sentono l'espressione "pareggio di bilancio"... 
 
Comunque, nella mia scarsa conoscenza dell'economia, delle sue formule, delle sue leggi.. mi sono sempre chiesto a che diavolo serva discutere - col DPEF - delle previsioni future dell'economia da qui ai successivi 3 anni quando in autunno, come spesso accade, si vara una Legge Finanziaria ben diversa - e spesso assai più corposa - di quella ipotizzata a giugno nel DPEF...
 
Ricordo quando Prodi, nei primi mesi del suo I Governo 1996, dopo la visita a Valencia col primo ministro José Maria Aznar, dovette in fretta e furia rivedere i suoi piani: appena insediatosi era convinto, e con lui gran parte dell'establishment economico-finanziario del Paese tra cui l'allora Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, che il nostro Paese sarebbe entrato, appunto con la Spagna, in un momento successivo nell'Unione Monetaria Economica rispetto alla primavera 1998.
 
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/09/24/088i.html
 
Decisivo fu anche l'apporto del Cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Helmut Kohl, che garantì gli incerti e timorosi esponenti della Bundesbank e della comunità finanziaria tedesca dell'affidabilità politico-economica dell'Italia.
 
Assolutamente straordinario fu il ruolo svolto dal ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi
 
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/09/25/096conto.html
 
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/18/082prodi.html
 
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/11/28/057ci.html
 


 


 
Recentemente l'ex ministro del Tesoro ha rievocato, con dovizia di particolari, molti interessanti "retroscena" riguardo l'ammissione dell'Italia all'ultima fase della nascita dell'Euro... Non si finisce mai di imparare.. Anche le parole apparentemente più insignificanti, i dettagli in apparenza marginali sono fondamentali...
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/06/ciampi-dieci-anni-bce.shtml




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21 giugno 2008

Wall Street

E' notizia di ieri che negli Stati Uniti sono stati arrestati numerosi operatori finanziari, banchieri, broker.. perché avrebbero compiuto operazioni illecite con l'ovvia conseguenza di aver turbato il mercato e quindi "bruciato" - come si dice in gergo - milioni di dollari, provocato il fallimento di banche e la dissipazione di capitali investiti dai risparmiatori...
 



Da qualche anno il mio interesse verso il mondo dell'economia è aumentato perché mi sono reso conto che per chi, come me, fa attività politica, conoscere lo scenario entro cui si muovono i vari attori (singoli citadini, famiglie, imprese, grandi corporations, istituzioni internazionali...) è fondamentale.
 
La Sinistra del XXI Secolo dovrà, a mio modesto parere, caratterizzarsi per saper rinnovare il suo linguaggio e per offrire una nuova proposta all'internazionalismo tipico dell'Ottocento e del Novecento.
 
Vedo un pericoloso ripiegarsi delle forze progressiste - in Italia - su temi assolutamente marginali e secondari. Ci stiamo dimenticando il glorioso patrimonio di analisi e di persone che a vario titolo ha contribuito a tirare fuori l'Italia dalle secche dei periodi bui nei decenni passati.
 
Mi vengono in mente le splendide pagine del
breve saggio del prof. Giulio Sapelli dedicato alla formazione della classe dirigente:
 
«L'élite è qualcosa di più della selezione per censo, come ci fa intendere Johann Fichte quando, a proposito della "missione del dotto" afferma che il dotto è colui che coglie il senso evolutivo del tempo storico e perciò stesso pone, quasi necessariamente, le basi della costruzione della nazione.
Non stupisce allora che "La missione del dotto" sia catalogata, nella Biblioteca Nazionale di Praga, nella sezione dei libri proibiti: quelli che, un tempo, si potevano leggere solo sotto sorveglianza e senza prendere appunti.
L'Italia ha prodotto classi dirigenti solo grazie a straordinarie congiunture internazionali, quando i migliori interpreti delle sue virtù civili sono espatriati e hanno soggiornato a lungo all'estero, venendo a contatto con altri saperi e altre mentalità.
Il declino elitista dell'Italia comincia quando viene meno il soffio propulsivo e progressista degli uomini della Resistenza. Avevano anch'essi le loro virtù: erano "anti-italiani" perché si erano formati nelle carceri fasciste, nell'Internazionale Comunista, nell'organizzazione vaticana e nel cattolicesimo internazionale, nelle file del socialismo internazionale, nelle organizzazioni di liberi pensatori europee e nord-americane.
Qui in Italia assistiamo non alla realizzazione dello spirito assoluto, ma all'inveramento della sua finitezza, quella del familismo amorale e dell'interesse particolare.
Studiare le classi dirigenti vuol dire studiare il loro modello di fomazione che non si realizza unicamente nell'ambito delle istituzioni di socializzazione secondaria (Università, master...).
Perché molti di noi divennero comunisti anche se erano testimoni, come chi scrive, di una fede religiosa? Perché c'erano gli operai comunisti che avevano titolo per essere classe dirigente più di molti dei laureati e professoroni con i quali venivamo a contatto, spesso con esiti disastrosi per la nostra formazione morale.
C'è una dimensione temporale nel concetto di classe dirigente, una dimensione che simbolicamente interpreta il tempo attraverso una prospettiva teleologica: si opera non per se stessi ma per coloro che verranno e da ciò si trae una forza immensa che trasforma le montagne»
 
Un autore e studioso di cui condivido buona parte del pensiero è il professor Guido Rossi, primo presidente della Consob, lunghi studi all'Università liberal di Harvard, poi presidente di Telecom Italia nel 1997 all'epoca della privatizzazione... Da ultimo, nel 2006, commissario straordinario della Federazione Italiana Gioco Calcio.
 


 
In questa intervista si toccano parecchi concetti che dovrebbero stare a cuore a tutte le persone oneste e intelligenti: la certezza del diritto, la voglia di stabilire un paradigma di sviluppo sostenibile sia per chi vive oggi sia per chi abiterà tra qualche decennio...
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/01/troppo-azzardo-medioevo.shtml
 
Al pensiero di Rossi collegherei altri 2 noti studiosi dei problemi economico-sociali:
 
- l'economista e columnist del "New York Times" Paul Krugman e
- l'ex ministro del Lavoro durante la I Amministrazione Clinton Robert Reich.
 
E non è un caso che Rossi abbia scritto la prefazione dell'edizione italiana del libro di Reich "Supercapitalismo"
 



Il libro di Paul Krugman invece è "La coscienza di un liberal"
 


Krugman è anche recentemente intervenuto a Trento al Festival dell'Economia e qui sotto vi segnalo alcune sue riflessioni
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/festival-economia-2008/approfondimenti/america-paul-krugman.shtml
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/05/krugman-mercato-democrazia.shtml
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/festival-economia-2008/approfondimenti/leader-senza-democrazia.shtml




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19 giugno 2008

Ferrovie antiche... moderne...

A poche centinaia di metri da casa mia, a Vado Ligure,  si trovano i capannoni di uno stabilimento che dal 1905 produce locomotori ferroviari, carrozze e anche altro materiale per metropolitane, impianti di segnalazione...
 
Fu costruito nel 1905 dalla società statunitense "Westinghouse" che prende il nome dal suo fondatore George W.
 
Nel corso degli anni lo stabilimento ha cambiato varie volte denominazione ma la struttura esterna è rimasta la stessa, coi capannoni dalla chiara architettura industriale novecentesca, il loro colore rossastro...
 
Prima si chiamava "Tecnomasio Italiano-Brown Boveri", abbreviato in T.I.B.B. Dal 2001 fa parte del gruppo della multinazionale canadese "Bombardier", famosa anche per essere stata la prima industria a creare il CanadAir...
 
http://it.wikipedia.org/wiki/Tecnomasio_Italiano-Brown-Boveri
 
http://it.wikipedia.org/wiki/Bombardier_Transportation_Italy
 
In quei luoghi, dal 1938 al 1979 mio nonno Domenico ha lavorato come operaio "tracciatore".
Dall'età di 13 anni perché, essendo rimasto giovanissimo orfano di entrambi i genitori, gli zii cui era stato affidato non vollero assecondare il suo desiderio di studiare, in particolare le materie scientifiche in cui era davvero bravo...
 


 


Nel 2005 sono stato con lui a visitare lo stabilimento in occasione delle celebrazioni per il centenario e ho potuto vedere con i miei occhi un impianto molto ben organizzato, con operai, tecnici, ingegneri preparati e appassionati del proprio lavoro.
 
Già nel giugno 2004 potei partecipare ad una visita ristretta con la presenza dei candidati all'Europarlamento Pierluigi Bersani e Marta Vincenzi.
 
Nel corso del tempo ho apprezzato le qualità umane del direttore dello stabilimento ingegner Luigi Corradi che ricopre anche la carica di vicepresidente dell'Unione Industriali di Savona.
 
Questa mattina ho letto su Repubblica una lunga intervista dell'amministratore delegato di Trenitalia (società del Gruppo Ferrovie dello Stato).
 
Mauro Moretti, cosa che sapevo già da tempo, pone delle chiare condizioni al Governo attuale come le pose al precedente.
 
In sostanza Moretti sostiene che non si può più andare avanti con la logica che ha imperversato negli scorsi decenni dove uno dei "carrozzoni di Stato" - è proprio il caso di dirlo!!! - sperperava i miliardi che lo Stato - all'epoca proprietario delle FS - introiettava nel capitale e scaricava poi sulla collettività in un futuro indefinito i costi e soprattutto gli sprechi, gli abusi...
 
Da una decina d'anni sono venuti al pettine tutti i nodi principali:
- un numero abnorme di dipendenti, oltrettutto mal distribuiti sia nelle varie aree geografiche che nei vari reparti/divisioni organizzative,
- mancanza di un chiaro piano industriale,
- un cronico ritardo sia nella costruzione delle nuove linee ad Alta Velocità/Alta Capacità
- un reale e tangibile miglioramento della pulizia delle carrozze e dei collegamenti per gli utenti "pendolari".
 


Ad ogni modo, l'autentica interpretazione del Moretti pensiero la trovate qui sotto
 
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/ferrovie/ferrovie/ferrovie.html
 
http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=rub&cont_id=21404&cat_id=131
 
Sempre leggendo l'intervista, mi è subito balzata alla mente l'idea che l'Italia (anche se non ancora un'unica entità politico-statuale) fu uno dei primi Paesi, nella prima metà del XIX secolo, a dotarsi di una ferrovia: la Napoli-Portici.
7 kilometri e mezzo che stupirono il mondo... E ora rischiamo di farci superare da un qualsiasi staterello ultimo arrivato sulla scena...
 
http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli-Portici
 




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15 giugno 2008

Priamàr, FestaUnità, Napoli...

Venerdì sera sono stato alla Fortezza del Priamàr allo spettacolo di Maurizio Crozza in occasione del Mondo Mare Festival. Per chi non è savonese, la Fortezza è una rocca che sovrasta la città, dove fino al Medioevo risiedeva la città vecchia. Poi i Genovesi interrarono il porto, distrussero gli edifici presenti sul Priamàr (tra cui la Cattedrale) e costruirono sulle rovine una fortezza. Che a poco a poco sta diventando il polo d'attrazione dell'estate cittadina con concerti, presentazioni di libri, eventi vari...
 


 


 


E' stato uno spettacolo divertente e devo dire che alcune tirate d'orecchie in merito alle scelte fatte dal PD erano assolutamente condivisibili..
Dalla scelta di chiamare la sede "Loft" che ai più non dice nulla, alla sciagurata decisione di abbandonare il nome e il logo "Festa de l'Unità" per le tradizionali kermesse gastronomico-musicali che da 60 anni (ripeto 60 anni) ininterrottamente hanno accompagnato l'estate di gran parte degli Italiani...
Non condivido tutto questo nuovismo, tutta questa voglia di buttare alle ortiche il passato - specialmente se nobile.. - di tanta parte di compagni, di momenti belli e brutti, di vittorie e sconfitte...
 
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=75757
 
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=75813
 



Intervengo quasi ogni giorno sul blog di Enzo in merito alle decisoni assunte dai vertici del PD...
C'è stata la scorsa settimana una importante riunione a Napoli del gruppo del Socialismo Europeo dove solo parzialmente si è parlato del futuro dell'Europa e di cosa sarà il Partito Democratico l'anno prossimo, quando ci saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.
 
Ho alcune notizie da 2 amici che condividono con me un percorso di costruzione di iniziative in giro per l'Italia. La mia ambizione è di creare una rete che - spero presto - possa dispiegare il meglio che ha.
 
Si tratta di Daniele Nahum, attuale presidente dell'Unione Giovani Ebrei e di Osama al Saghir che è stato nel 2005-2006 presidente dell'associazione Giovani Musulmani d'Italia.
 
Daniele ha partecipato le scorse settimane alla manifestazione in Campidoglio per protestare contro le idee del presidente iraniano Muhamed Ahmadinejad che sin dal suo giorno di insediamento sta portando avanti una politica antisemita e di odio nei confronti dello Stato di Israele.
Venerdì il sindaco di Roma Alemanno ha accolto l'idea dei Giovani Ebrei di intitolare una via della città ai ragazzi iraniani che nel 1999 protestarono contro il regime.
Per saperne di più l'articolo è questo.
 
Qui sotto la mia adesione all'appello lanciato dal quotidiano "Il Riformista". Tutte le altre adesioni le potete leggere qui
 
Bando alle ambiguità

Come giovane dirigente del Pd, da anni impegnato nel costruire un partito che si lasci definitivamente alle spalle le rigidità ideologiche e settarie del Novecento, aderisco con piacere all’appello del Riformista, augurandomi che anche da tanta parte della Sinistra italiana ci sia un atteggiamento non ambiguo nei confronti del pieno diritto all’esistenza dello stato di Israele.

Alessandro Oderda, Partito Democratico, Savona
 

Osama invece è partito da pochi giorni per gli States per partecipare al progetto di interscambio International Visitor Leadership Program - curato dal Dipartimento di Stato - riservato a personalità già affermate oppure a giovani promettenti...
 




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5 giugno 2008

Festa della Repubblica, Napoli, United States

Il 2 Giugno era la Festa della Repubblica. Come da tradizione, dal 2000, lungo le vie centrali di Roma si è svolta la parata militare con tutte le Forze Armate
 


 


 


 


 


 


 


 
Riprendendo il post precedente, torno sul tema di Napoli... Ebbene, il primo impatto con quelle terre - con la mediterraneità - lo feci nell'estate del 1997, quando visitai sia Napoli che i luoghi circostanti, soprattutto le 2 costiere amalfitane e sorrentine. Positano, Praiano, Massa Lubrense, le isole "Li Galli"...
 
Non posso dimenticare le strade tortuose a picco sul mare, i panorami stupendi.
Ricordo il chiassoso vociare degli abitanti, la loro guida molto "sportiva" e - diciamolo - parecchio indisciplinata...
Sono i luoghi che i rampolli e i nobili del Settecento visitavano, scendendo dalla Gran Bretagna e dai Paesi mittleuropei, per studiare e ammirare le meraviglie del BelPaese...
Il famoso "Grand Tour" così efficacemente descritto nel "Viaggio in Italia" di Goethe.
 
Ricordo le bellissime sensazioni durante la visita ai giardini di Villa Cimbrone, a Ravello.
 
Vi soggiornarono, tra i tanti che restarono incantati dalle meraviglie del parco e della vista sul Mediterraneo, Virginia Wolf, David Lawrence, Winston Churchill...
Fu l'alcova d'amore per Greta Garbo e il direttore d'orchestra Leopold Stokowsky.
 
Lascio parlare le immagini...
 

 



 


 
In quelle zone senza dubbio si sono nel tempo incancreniti molti problemi che fatalmente negli ultimi mesi sono venuti esplodendo. E comunque non è che le altre Regioni possano stare alla finestra e magari ironizzare sulle disgrazie campane...
 
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E' notizia di ieri che sembra essersi definitivamente chiusa la sfida - tutta interna al Partito Democratico statunitense - su chi sarà tra Barack Obama e Hillary Clinton il candidato nelle elezioni presidenziali di novembre.
 
Barack Obama, per cui ho simpatizzato sin dall'inizio, sarà IL CANDIDATO di tutto il Partito. La scelta non può che farmi piacere!
 


Certo, la cavalcata verso la vittoria è ancora molto lunga...
 
Ma come spiega in questa intervista un decano della politica statunitense, un autore liberal che apprezzo molto per la chiarezza del suo pensiero e per la solidità delle sue affermazioni, Michael Walzer, Obama ha molte chances.
 
Il suo rivale, il candidato repubblicano John Mc Cain, è un osso duro. Ha dalla sua un tipo particolare di carisma, una storia umana e professionale di tutto rispetto.. E con i "venti di destra" che spirano forte in Europa, non appare così scontato che Obama possa vincere...
 




permalink | inviato da kybernetes il 5/6/2008 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 maggio 2008

Miscellanea...

Propongo alcune notizie che mi hanno colpito molto. Sia per l'intensità emotiva che hanno suscitato in me sia perché le considero parte di una serie di temi che ci accompagnerà per i prossimi anni..
 
A Napoli prosegue un casino inenarrabile dove con fatica si riescono ad identificare i "buoni" e i "cattivi": è notizia di oggi che anche l'attuale prefetto della città sarebbe indagato in relazione al periodo in cui ricopriva la carica di commissario straordinario per la gestione dei rifiuti
 
Chi ne vuol sapere di più può leggere qui
 
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/rifiuti-9/indagine-commissariato/indagine-commissariato.html
 
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_27/chiaiano_rifiuti_blocchi_50412dac-2bad-11dd-9d26-00144f02aabc.shtml

  


 
Se volete leggere impressioni - non certo la cronaca di quanto accade - vi suggerisco il blog dell'amico Enzo Amendola, trentenne dirigente nazionale dei DS ed esponente del PD campano... Nonché un amico!
 
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A Berlino è stato inaugurato un museo - credo di poter dire uno dei primi in tutta Europa - dedicato ad una particolare "categoria" di vittime della Shoah: ossia gli omosessuali.
Non bisogna infatti dimenticare che, oltre agli Ebrei, agli zingari, agli infermi, ai malati di mente... anche le persone scoperte ad avere una relazione con un'altra persona del proprio sesso venivano internate nei lager nazisti...
 



La notizia - stranamente... - ha avuto poco risalto qui in Italia...
 
Per cui - anche per sprovincializzarci tutti un po' - metto il link dell' "International Herald Tribune" (quotidiano-network che riprende articoli del New York Times e del Washington Post) e di "Le Monde", uno dei più autorevoli quotidiani non solo francesi ma anche europei.
 
Oltretutto le cronache di questi giorni ci riportano gravissimi episodi di aggressione sia a Roma, contro un ragazzo che lavorava alla radio DeeGay e in Sicilia, dove un padre ha colpito con un coltello il figlio perché non «accettava» che provasse sentimenti di amore verso un altro ragazzo...
 
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Sempre in tema di Amore, ho letto che a Parigi la società che gestisce la metropolitana (Ratp)
 


ha creato un apposito sito dove chiunque voglia avere info sulla persona che l'ha colpito può rintracciarla... Non male come idea!




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24 maggio 2008

Cambiamenti... privati e pubblici

Riprendo a scrivere dopo più di un anno... Sono successe molte cose, sia a me privatamente che al Paese. Coloro che mi conoscono bene, sanno che non mi sono ancora laureato, nonostante molte pressioni, sollecitazioni, incoraggiamenti...
Ho finalmente trovato un lavoro retribuito e mi sento alle spalle certe persone che non mi facevano star al meglio...
Appena posso giro l'Italia, cerco di conoscere oppure rincontrare alcuni amici con cui magari ci sentiamo solo al telefono, via mail, via messenger...
E ogni viaggio è per me un'incessante esperienza per rievocare episodi della mia vita, sensazioni, oppure per sognare un mio mondo futuro. Con accanto le persone che vorrei. Che mi trattano come desidero. Che spero mi stimino...
In attesa che si materializzi - chissà.. - un Amore...

Ho passato la scorsa estate 2007 veramente indaffarato a costituire e poi a organizzare (con all'ultimo momento l'apporto DECISIVO di Laura B.) la lista in appoggio di Weltroni "Ambiente, Innovazione, Lavoro" per le elezioni dell'Assemblea Costituente di ottobre. Esperienza impegnativa, spero utile e anche piuttosto stressante...
Più che altro perché sapevo bene che, anche se ero stato io a volerla, a scontrarmi contro tanti muri all'interno del partito, essedo al 5° posto, non sarei mai stato eletto.
E' quindi alla fine nato il Partito Democratico, spero di poter dire dalla "felice sintesi" dei Democratici di Sinistra e della Margherita. Un partito che non ha la botanica nel suo simbolo: in questo FORSE ci stiamo - lentamente - avvicinando alle altre democrazie europee!
Da pochissime settimane si è insediato il 4° Governo Berlusconi. Ha legittimamente vinto alle elezioni del 13 e 14 aprile e l'8 maggio si è insediato a Palazzo Chigi. Al numero 370 di Piazza Colonna.




Personalmente non mi appassiona tutto questo dibattito dei media sul dialogo tra PD e maggioranza di destra. Lo vedremo entro l'autunno. Sarà la Legge Finanziaria il primo vero banco di prova. Ora è troppo presto. Spero che lo capiremo tutti: militanti e dirigenti del PD, elettori di destra, giornalisti...
E sempre per dirla tutta non sono granché entusiasta delle prime mosse di Veltroni...
Lasciando stare la querelle sulla riconferma o meno dei capigruppo uscenti - alla Camera Antonello Soro e al Senato Anna Finocchiaro - abbiamo mai più sentito una SERIA e APPROFONDITA analisi sul perché il PD ha perso? Ancorché l'attuale segretario abbia detto pochi giorni fa che «al Senato il 47% degli elettori non ha votato centrodestra» mi sembra che si sia partiti di nuovo col solito refrain che dura almeno dal 2001.
Entro nel merito: non mi sento di dare addosso, per esempio, al mio conterraneo Claudio Scajola, titolare del ministero dello Sviluppo economico, sul fatto che si debba lasciare chiusa per un tempo indefinito la porta alla sperimentazione dell'energia nucleare...
Ma scusate, con tutta la fame di energia che investe da decenni il cosiddetto Occidente industrializzato, e con tutti gli studi più seri ed accreditato che ci dicono che al massimo dalle fonti rinnovabili arriva il 25-30%, come la produciamo l'energia? Ci mettiamo tutti a pedalare?
Vi segnalo questo numero della rivista "Aspenia" e all'interno un saggetto di Anne Lauvergeron




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12 gennaio 2007

Dovremmo alzare tutti la voce contro questa moderna/antica barbarie

Il carcere di massima sicurezza di Guantanamo va chiuso immediatamente. Amnesty International rinnova il suo appello, organizzando proteste in tutto il mondo. L'11 gennaio 2007, quinto anniversario dell'apertura del centro di detenzione americano sull'isola di Cuba, moltissime persone sono scese in piazza in diverse città accogliendo l'invito dell'organizzazione per la tutela dei diritti umani. Nella foto qui sotto, la manifestazione di protesta a Budapest.
 



Qui invece vedete la protesta ad Ankara, capitale della Turchia.




Oggi a Roma la casa editrice e cinematografica "Fandango" - che ha un bellissimo catalogo - ha organizzato una speciale manifestazione sul tema. Ulteriori dettagli a questo link
 
http://www.fandango.it/default.asp?idContenuto=1229
 
Se volete, in pochi minuti potete dare una mano, concretamente, ad altre persone che non solo non sono "libere", non godono dello status di cittadino incensurato, ma devono anche sottostare a regole vessatorie e inumane che altri "uomini" (anche se il termine non si addice proprio...) hanno loro inflitto...
Qui
http://www.amnesty.it/appelli/appelli/?page=appelli




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21 dicembre 2006

Welby ci ha salutato.. Noi, da quaggiù, che gli rispondiamo?

Piergiorgio Welby è morto questa notte e nel quasi totale "black out" dell'informazione italiana (ai giornalisti sottopagati va tutta la mia solidarietà) l'ho appreso dal sito del New York Times

 

Ancora una volta - è triste e avvilente per me riconoscerlo - quello che viene comunemente chiamato "mondo delle istituzioni" è rimasto indietro.

La Politica, "l'ars governandi", la capacità di mobilitare i cittadini verso un futuro più o meno condiviso ma senpre un po' più certo, con più garanzie, con meno sofferenze, con più opportunità, in questa come in altre situazioni analoghe si è trovata in afasia.

Impotente.

Stretta tra le urgenze e i vari barocchismi più o meno giustificabili della Legge di Bilancio e la voglia di "staccare la spina" in senso metaforico, pensando ai giorni del Natale.

Ma qui, anche la mia parte politica, il partito in cui credo, milito e che sostengo, i Democratici di Sinistra, si sono rivelati assolutamente privi di proposta politica.

Da un lato abbiamo assistito a un "mondo del diritto" che sembra tenere più ad una gelosa autoconservazione delle regole, della gerarchia delle fonti, dell'astrattezza e astrusità delle formule più che ad essere al servizio di una comunità, la comunità nazionale.

Dove ognuno di noi è o dovrebbe sentirsi importante, dove ognuno di noi non dovrebbe essere considerato un numero o un'entità astratta ma una PERSONA e come tale portatrice di affetti, interessi, aspirazioni, richieste..

Troppo spesso il Diritto si piega alla fredda e ripetitiva autoconservazione.

Coloro che si definiscono uomini politici spesso non hanno quella capacità progettuale, quell'ardore che fa spingere lo sguardo sempre un po' più distante, a immaginare scenari diversi, soluzioni non ancora praticate ma praticabili, una chiamata a raccolta delle migliori intelligenze per immaginare un domani diverso, migliore.

Non è forse questo il compito di una CLASSE POLITICA e - mi sia consentito - della Sinistra?!?




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